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Note a margine. Diario minimo di guerra

21 marzo. Inizio della primavera (anche in Iraq?). Le donne che aspettano un figlio chiedono in massa il taglio cesareo, per evitare di partorire alla scadenza esatta, magari sotto le bombe o in un ospedale senza assistenza. Una generazione intera che nasce nello stesso giorno, con l’imprinting della paura. Questi bambini, tra vent’anni, come saranno, chi saranno?

22 marzo. Un soldato americano di origine araba si sveglia nella sua tenda militare in Kuwait. Prende una granata e la lancia contro i suoi compagni. Un morto e alcuni feriti. Lui è agli arresti. L’America, l’esercito, la stampa si chiedono: “Perché?”. La risposta sembra facile: le radici, il cuore, l’etnia, hanno il sopravvento nell’inferno della guerra, e quel soldato cerca di “fermare”, con gli strumenti che gli hanno insegnato ad usare, quello che considera un annientamento della sua razza. Aveva ragione Oriana Fallaci? Ma perché l’esercito americano ha mandato a combattere in quella zona un soldato di origine araba? La società del melting pot, dove tutti gli uomini sono uguali perché tutti possono inseguire lo stesso sogno, ha sbagliato alcuni calcoli e risulta carente laddove i meandri delle culture hanno posto uno sbarramento difensivo.

24 marzo. I pacifisti dovrebbero cominciare a scrivere “Abbasso Kim Il Jong” sui loro cartelli. Così, alla prossima guerra, non verranno accusati (“dov’eravate quando…”) e avranno preventivamente condannato il condannabile. Al nome del dittatore dovrebbero infatti aggiungere quello del dittatore Pakistano, quelli dei generali birmani, sudanesi, arabi, ruandesi, ecc. D’altra parte, perché inalberare cartelli con scritto soltanto “Saddam boia”? Però; però il nemico è individuabile solo dagli USA, se no non è un nemico vero. Se lo indicassero i pacifisti, non ci crederebbe nessuno. Come nessuno ha creduto alle accuse e alle denunce che via via sono state fatti da organismi soprannazionali (come Amnesty International).

Sempre 24 marzo. Bizzarria dovuta alla fine delle ideologie, ovvero alla confusione globale. Assistendo ad una intervista a Le Pen sulla guerra (lui è contrario), mi sono trovata d’accordo con lui. Chi dei due, tra lui e me, ha tradito la propria ideologia?

28 marzo 2003. Vien voglia davvero di parteggiare per il più debole. Ecco il risultato dell’assurda scelta ideologica tra il bene (Bush) e il male (Saddam). Noi, che non siamo così virtuosi, o così cattivi, scegliamo il popolo iracheno.

1 aprile 2003. Serata con don Renato Sacco, parroco di Cesara e consigliere nazionale di Pax Christi. E’stato a Bagdad in dicembre, dove ha girato un film. E’ amico del vescovo caldeo, col quale ha detto messa a Bagdad. Ci ha mostrato la gente, le persone, i luoghi e i non luoghi. Nelle strade popolari di Bagdad aleggia un’area anni ’50, saracinesche sbilenche, sedie sulla strada, bambini che giocano al pallone, forse, odore di aceto. Ha detto cose sulla guerra che neanche il pacifista più radicale avrebbe osato dire in pubblico. Ha parlato perfino di uranio impoverito, fornendo dati sul suo utilizzo e la mortalità presente e futura. Si è rivolto ai bambini, pregandoli di non guardare la TV “che dice bugie” e di pensare che gli iracheni che muoiono sono “persone vere” non cartoni animati. Ha esortato i bambini a chiarire le cose ai grandi perché, come diceva Saint-Exupéry, “i grandi non capiscono niente”.

2 aprile 2003. La semantica, in questo periodo, rivela aspetti illuminanti. Bush e Blair, nei loro comunicati congiunti, hanno sempre usato la parola “vittoria” in luogo di “pace”. Ovvero, “raggiungeremo la vittoria”, “fino alla vittoria”. Urge analisi del linguaggio bellico in tempi di pacifismo. Sento la mancanza di Ingeborg Bachmann, ovvero l’aiuto dei poeti a “leggere la realtà”.

3 aprile. La lungimiranza di Bush: un missile americano ha centrato un reparto maternità a Bagdad. Decine di donne hanno (presumibilmente) abortito, oltre a dare alla luce i loro figli sotto le bombe. Senza contare la possibilità che siano morte con i loro bimbi.
Deduzione “logica”: uccidendo le donne gravide e i bambini Bush risolve “il problema” alla radice.

3 aprile. Sempre sul significato delle parole. Ieri ho sentito dire, senza vergogna, da parte del generale delle Forze Armate americane: stiamo conquistando Bagdad. No comment.

9 aprile. Bagdad conquistata! Ciò da modo alla destra interventista di sentirsi “buona”. Portare la democrazia! Dare la libertà! E’ vero, come ha detto il lucido Adriano Sofri, non possiamo ora che dirci felici per la scomparsa di Saddam. Ma questa felicità non fa il paio col senso di colpa per averlo lasciato lì (e foraggiato) per così tanti anni? Lo stesso esponente di AN che vibrava di felicità, dov’era quando il suo capo (Fini) andava ad omaggiare il dittatore in compagnia di Le Pen? Si accorgevano allora della carenza di democrazia?

10 aprile. A quale tavolo di trattative post-guerra si siederà Berlusconi? A quello degli interventisti? No, perché non era belligerante. A quello dei contrari? No, perché era per la guerra (ma solo politicamente!). Conclusione: Berlusconi siederà all’unico tavolo libero per l’Italia: quello dei menefreghisti, nell’uno e nell’altro caso. E’ necessario risalire a Camillo Benso Conte di Cavour per trovare una linea di politica estera per l’Italia.

THE WALL

postato da ingeborg [11/11/2009 15:26]

Piccolo diario di un viaggio in Germania (dicembre 1990) - Un anno dopo la caduta del Muro di Berlino

25 dicembre

Entriamo in Austria ...   Vai al post

I CARE, BUT NOW..... I OPEN THE DOOR

postato da ingeborg [31/10/2009 13:20]

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.

Perchè l'amore mi si offrì e io ...   Vai al post

Dentro il tempo, e oltre

postato da ingeborg [12/10/2009 19:54]
Accostando all'orecchio

un vecchio orologio russo

gli parve di poter udire

il suono

di cento piccoli gnomi

...   Vai al post

Oggi è il gran giorno: si gira pagina

postato da ingeborg [29/09/2009 12:52]

E' arrivato il momento.

L'elaborazione può essere lunga, ma l'azione deve essere veloce, futurista quasi.

Da oggi si gira pagina, rivoltando tutto ma rimanendo uguali. E non si tratta di "cambiare tutto per non cambiare nulla". ...   Vai al post

Quattro mesi, e non è ancora passata

postato da ingeborg [30/06/2009 11:25]

Mia madre è morta il 21 di febbraio.

L'ho trovata distesa per terra, la mattina alle 10. Era lì dalla sera prima. Probabilmente un infarto.

La settimana ...   Vai al post

profonde elaborazioni politiche

postato da ingeborg [19/06/2009 08:55]

"Dobbiamo sperare - dice Daniela Santanché - nella sua genialità. Magari farà un ...   Vai al post

Sta per arrivare la ronda e non ho niente da mettermi

postato da ingeborg [15/06/2009 14:57]
ma... e se poi arrivano anche le ronde rosse (quelle verdi ci sono già)?

E se una ronda nera incontra di notte una ronda rossa? Non è che poi i cittadini devono intervenire per salvarsi dalle ronde?

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Pensieri della festa

postato da ingeborg [02/06/2009 19:01]

Dice: ti occupi solo di politica, parli solo di Berlusconi.

E' che uno non fa in tempo ad aprire il giornale (virtuale) che incappa in frasi del tipo:

"Scende dall'aereo l'assistente di Mariano Apicella".

Ora, chi mi segue ...   Vai al post

andare avanti?

postato da ingeborg [19/05/2009 11:27]

 

massì, vai Berlusconi, al 40%. Ti accontenti solo del 40%?

Ti auguro il 90%, guarda.

E così siamo a posto. ...   Vai al post

Scherzi della lingua italiana, ovvero il linguaggio colpisce ancora

postato da ingeborg [03/05/2009 17:30]
Nella lingua italiana è curioso notare come alcune parole (e modi di dire), al maschile abbiano un significato, mentre se poste al femminile in taluni contesti ne assumano di completamente diversi.
Vediamo alcuni esempi:

Cortigiano: ...   Vai al post