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Archivio Maggio 2005

Scontri tribali

30 Maggio 2005 7 commenti


Oltre 60 persone sarebbero rimaste uccise dopo una battaglia fra tribu’ vicine nella Papua Nuova Guinea per un pannocchia andata a male. La vendita della pannocchia marcia avrebbe provocato un’aggressione alla venditrice, una ragazza di Enga, e quindi, in un crescendo inarrestabile, l’avvio di una guerra tribale che ha provocato 12 morti in scontri. Altre 50 persone sono disperse e si teme siano annegate quando uomini armati le hanno inseguite costringendole a gettarsi in un fiume. (Ansa, 30 mag 05)

Quando leggo notizie come questa ho la sensazione di qualcosa di naturale, come se lo scontro tribale violento fosse una dinamica intrinseca nella natura umana. Allora, perchè non ho la stessa sensazione quando leggo di altre guerre? Gli scontri tribali sono più naturali?

Riferimenti: notizia Ansa su Tiscali

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Caro Franco Battiato

24 Maggio 2005 14 commenti


Anni fa ero all’Università Statale di Milano.
La scrittrice Fleur Jaeggy teneva una relazione sulla poetessa Ingeborg Bachmann.
Dietro di me c’era Franco Battiato.
Ricordo bene quella relazione (Fleur ad un certo punto cominciò a piangere, ricordando Ingeborg), e ricordo bene quell’uomo schivo, attento, curioso. Aveva fondato anche una casa editrice, l’Ottava.
Avrei voluto tanto stringergli la mano, ma non ne ebbi il coraggio.
Lo stimo da anni, trovo sia un’artista completo. La sua canzone “La cura” è un inno alla relazione, alla poesia, all’universo affettivo. E che dire de “L’oceano di silenzio”? O “Centro di gravità permanente”? O “Prospettiva Nievski”? O “Summer on a solitary beach”?
Ora sì che vorrei andare a Catania e stringergli la mano: da quando ho alcuni articoli come questo.
Non ho commenti. Rifletto sul senso di una strofa contenuta nella sua canzone “E ti vengo a cercare”: Questo secolo oramai alla fine / saturo di parassiti senza dignità / mi spinge solo ad essere migliore / con più volontà.
Grazie, Franco Battiato.
Riferimenti: Il pezzo di carta…

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Riflessioni sulla paura

20 Maggio 2005 12 commenti


Ieri sera ho visto SIGNS, terzo film del grande M. Night Shyamalan, del quale avevo già visto “Il sesto senso” e “The village”.
Cosa rappresentano i segni nei campi di grano? Grande domanda, alla quale i grandi sembrano non saper rispondere, soffocati come sono dai loro fantasmi e dalle loro paure. Solo i bambini (… Saint Exupéry) riescono a cogliere la verità o, meglio, la realtà, spogliati come sono dai pregiudizi e dalle sovrastrutture negative tipiche dell’adultità.
L’alieno, l’extraterreste, il disco volante, rappresentano l’ignoto, ciò che abbiamo in fondo al cuore e non riusciamo a far emergere.
La fantascienza americana anni ’50 era riuscita a cogliere questo nesso tra l’ignoto che viene dallo spazio e la paura (Capolavoro: “L’invasione degli ultracorpi”, chi non l’avesse visto corra a vederlo). Peccato si fosse fermata all’identificazione dell’alieno col comunista, da cui la caccia alle streghe etc. etc.
Shyamalan, da interprete del nostro tempo, scava nell’animo dei personaggi, estraendone le sue/loro paure e rappresentandole cinematograficamente con un’atmosfera sospesa, i colori che virano al seppia, i primi piani sui visi immobili degli attori.
Quando riusciamo a tirare fuori da noi la paura, la paura è davanti a noi, come uno specchio. Possiamo arrivare addirittura a voler bene alle nostre paure, perchè sono una parte di noi.

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Dentro il tempo, e oltre

17 Maggio 2005 5 commenti

Vorrei dedicare questa poesia a tutti i miei blog-amici:

Accostando all?orecchio
un vecchio orologio russo
gli parve di poter udire
il suono
di cento piccoli gnomi
bruni
intenti a picchiare
martellate tintinnanti
sul banco
e la luce radente
entrare dalla grata
obliqua portando
la polvere oro di sole
e lo gnomo
levarsi il cappello
e asciugarsi la fronte.
Intorno il rumore
di cento piccoli gnomi
bruni che picchiano
martello dolce e
pervicace
intenti a costruire
il sol dell?avvenire.
Gli parve di poter udire?
solo il suono
ed ora l?eco
di una grande officina
calda.
Toc, toc, clic,
la molla stiracchiata
meccanica si ferma.

Ripone la conchiglia
oh si,
aveva sentito il mare.

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Nei momenti clou, lui si alza sulle punte dei piedi, per farsi vedere

10 Maggio 2005 8 commenti


Detesto dover incasellare l’articolo del mio blog in una categoria.
In quale categoria si situa il linguaggio che rivela?
Ho udito una frase in tv, una piccola innocente frase che mi ha fatto sorridere ed ha scatenato una riflessione.
Guardate la parata di Mosca: i “potenti” assisi come cardinali sul podio applaudono le schiere di soldati e di mezzi che sfilano per celebrare il 60° della liberazione dal nazismo.
Sfilano interi libri di storia, sfila il dolore, sfilano le anime di 27 MILIONI di morti sovietici.
Le bandiere rosse dell’ex Unione Sovietica, in mano ai veterani, riempiono di colore una Piazza immensa, che ha perso la memoria di parate simili.
E in mezzo alle lacrime, alle scuse dei tedeschi, all’orgoglio, alla Storia, ecco il sorriso a 64 denti del nostro B., che esterna ai giornalisti italiani: “I veterani non erano cumunisti!”.
Per concludere poi, nel pomeriggio: “Ho fatto incontrare Bush e Putin. Grazie al sottoscritto, i due hanno ripreso a parlarsi.”.
Ci sono commenti possibili? La parola a Umberto Eco, a Freud, a Chomsky.
Noi, che siamo amanti del Piccolo Principe, molto banalmente potremmo aggiungere: “Ma chi si crede di essere?”.
Riferimenti: Lo dice anche Beppe Grillo!

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Eroe….

6 Maggio 2005 9 commenti

Basta, basta con questa parola.
Il linguaggio è ormai privo di regole etiche, di fantasia, di dignità.
Sono stanca di questa parola, pronunciata ovunque e comunque con grande sicumera, con la consapevolezza di solleticare le corde più emotive.
Senza parafrasare Brecht, è davvero un popolo stanco quello che ha bisogno di confrontarsi sempre con la persona eccezionale.
E’ un po’ come l’applauso al funerale.
Qualcuno ha cominciato e nessuno riesce più a smettere.
Misura, understatement, dignità: sono queste le parole che vorrei fossero più concretizzate.
La stessa cosa succede con il termine “strage”, utilizzato ormai, purtroppo, per qualsiasi atto di violenza.
Se si considera “strage” l’uccisione di due persone, si perde il senso della misura. Che termine utilizzerò allora nel caso di morte violenta di venti persone? E di 100? E di 1000?

LA BALLATA DELL’EROE (Fabrizio de André)

Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle

e quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinsero a cercare la verità
ora che è morto la patria si gloria
d’un altro eroe alla memoria

era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle

ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d’un soldato vivo , d’un eroe morto che ne farà
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d’una medaglia alla memoria.

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