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Archivio Luglio 2006

Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

28 Luglio 2006 6 commenti


E’ la domanda di un maestro zen ai suoi allievi, è la domanda che mi pongo più spesso in questi ultimi tempi.
E’ la domanda che ho rivolto a tante persone, le quali mi hanno fornito le risposte più disparate.

Io vorrei che il bicchiere fosse sempre mezzo pieno, nel senso che vorrei vedere sempre il lato positivo di una cosa (esempio: mi rubano l’auto? Beh, potevo avere un incidente. O: devo togliere un dente? Poco male, meglio un dente che un dito, e via discorrendo).

Molte persone, tendono invece a considerare ciò che hanno “perso” dimenticando così di godere di ciò che hanno “ottenuto”.
E mi sembra che la “smemoratezza del godere” sia diventata una malattia sociale: siamo così di corsa che ci dimentichiamo di fermarci un momento e pensare a ciò che abbiamo. Spesso, ciò che abbiamo appena ottenuto con tanto sforzo scivola nel dimenticatoio, pressato da altre istanze sempre più urgenti, che ci fanno perdere il senso del tempo e del godimento.

Una vita condotta con più lentezza, con qualche passo indietro, e un po’ di sana rinuncia in vista di qualcosa di meglio: questo vorrei, con il bicchiere mezzo pieno.

Voi come la vedete? Anzi: come LO vedete questo bicchiere?

Il corpo ascolta, e sente, e comprende

19 Luglio 2006 9 commenti


I tuoi polpacci possiedono
memoria
di un pastrano posato
sul letto
perché non sentissi
troppo freddo
in quell?inverno rigido
senza caloriferi.

Ghiacci di Norvegia
ora
fiordi impenetrabili.
La nave sfiora
i bordi dell?universo
sbrecciati
come un fiore calpestato.

Ma i tuoi polpacci possiedono memoria?

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Che bello leggere una lettera così; che bello avere amici così

12 Luglio 2006 7 commenti


Ciao Flavia,
la mia sensazione generale è che tiri una brezzolina di cambiamento, non solo nel calcio, di cui sentivo da anni il bisogno: la vittoria del mondiale la vedo come l’icona di questo cambiamento.
Nel cielo del calcio i nuvoloni che si addensano stanno per scaricare un
terribile – e purificatore – temporale. Abbiamo seguito, colpevolmente, la strada indicata dal caimano, la sua filosofia idiota del vincere ad ogni costo e, tutto sommato, siamo stati più bravi di lui. Ma ora bisogna pagare il conto. Va bene, ma che paghi anche lui, adesso.
Nel Paese si stanno verificando cambiamenti strutturali che semineranno qualche mal di pancia qua e là, ma che sulla distanza porteranno frutti.
Nella tv i più famelici lottizzatori (an) sono sputtanati da una squallida
vicenda di do ut des con stupidelle che per stare un’ora in silenzio davanti ai teleschermi si sono offerte così miseramente. Non ce l’ho con loro, poverine, in fondo davano via roba loro. Ce l’ho con chi le rimorchiava con l’auto blu che anch’io contribuisco a mantenere, consumando i loro incontri sui divani della farnesina, che è un po’ anche mia, per un posto nella tv pubblica, anche questa in parte mia.
E poi quei buontemponi che ci hanno sottoposto il loro progetto di
devoluzione/involuzione della costituzione. adesso vagli a chiedere se
hanno il coraggio di ripetere che loro il tricolore lo usano al cesso. Fino al giorno prima hanno tifato contro, il giorno della finale, vista l’aria che tirava, hanno avuto la faccia tosta di uscire in prima pagina con la foto della squadra multietnica francese e il titolo “scontro di civiltà”.
Così, senza vergogna, confidando nella memoria da pesce rosso degli
italiani.
Il declino di questa destra è così evidente che ogni giorno guardo con
divertimento come tentano di mettere in scena questo simulacro di
coalizione, giocando sempre all’attacco, come una squadra senza portiere.
E vincere un mondiale con un presidente comunista in tribuna a portare fortuna, come quel presidente partigiano 24 anni fa, che goduria. E pensare a quello che si rode il fegato, che pensa che se avesse vinto lui ad aprile adesso sarebbe lì, a pavoneggiarsi e a sorridere, a partecipare ai meriti della vittoria. Non è un caso che le sue tv non abbiano trasmesso un solo fotogramma di prodi con la merkel prima, e di napolitano con chirac poi.
Chiaro sintomo del mal di fegato del loro padrone.
Per questo, per me la colonna sonora di questa fase storica non è l’inno di mameli, nè “azzurro”; per me è “24 mila baci”, uno per ogni elettore che ha permesso l’inizio di questo nuovo giorno.
gloria all’italia-onore alla francia-in culo alla padania.
un caro saluto
alberto

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Sulle "parolacce"

5 Luglio 2006 9 commenti


Confesso che non ci riesco.
A scriverle.
Ma da un bel po’ neanche a leggerle.
E certamente non per spocchia, o perchè sono bacchettona.
Ma c’è un limite a tutto.
Un conto è l’esclamazione dal sen sfuggita perchè ti hanno rubato la macchina mentre vai a sposarti, o perchè ti aspettano ad un colloquio importantissimo di lavoro e il taxi fa sciopero. O ancora perchè tua figlia/o adolescente non è ancora a casa alle due del mattino.
No, ormai si utilizzano le parolacce per qualsiasi evento, futile o meno. Date un’occhiata ai blog.
Abbiamo forse “imparato” dalla TV? Noi che la disprezziamo tanto siamo pronti a riprenderne i peggiori vizi?
Per la TV tutto è eccessivo:
- il caldo compie una “strage”:(è morto un piccione);
- le zanzare vengono “sterminate” (do you remember something else?);
- il VIP di turno si sloga un mignolo? E’ una “tragedia”;
- sono terminati i panini al formaggio? “Dramma” dei turisti in autogrill;
- quattro roditori trovati morti in garage? “Eccidio” dei topi;
- a quando “l’olocausto” delle caramelle scartate? O quello del cioccolato sciolto?

E fin qui parliamo di enfasi.
Ma quando si passa alla parolaccia, o all’insulto greve, anche per ogni minima cosa, allora c’è il cortocircuito.
Perchè il linguaggio non riesce più ad esprimere le sue sfaccettature, le sue diverse accezioni.
Perchè la ridondanza (sempre inutile) diventa quasi un obbligo a cui sottomettersi.
Pena l’esclusione dal consesso “civile”?
O per il conformismo dell’anticonformismo?
Non lo so, non ho risposte.

Accipicchia, perdindirindina e perdinci.

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