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Archivio 5 Luglio 2006

Sulle "parolacce"

5 Luglio 2006 9 commenti


Confesso che non ci riesco.
A scriverle.
Ma da un bel po’ neanche a leggerle.
E certamente non per spocchia, o perchè sono bacchettona.
Ma c’è un limite a tutto.
Un conto è l’esclamazione dal sen sfuggita perchè ti hanno rubato la macchina mentre vai a sposarti, o perchè ti aspettano ad un colloquio importantissimo di lavoro e il taxi fa sciopero. O ancora perchè tua figlia/o adolescente non è ancora a casa alle due del mattino.
No, ormai si utilizzano le parolacce per qualsiasi evento, futile o meno. Date un’occhiata ai blog.
Abbiamo forse “imparato” dalla TV? Noi che la disprezziamo tanto siamo pronti a riprenderne i peggiori vizi?
Per la TV tutto è eccessivo:
- il caldo compie una “strage”:(è morto un piccione);
- le zanzare vengono “sterminate” (do you remember something else?);
- il VIP di turno si sloga un mignolo? E’ una “tragedia”;
- sono terminati i panini al formaggio? “Dramma” dei turisti in autogrill;
- quattro roditori trovati morti in garage? “Eccidio” dei topi;
- a quando “l’olocausto” delle caramelle scartate? O quello del cioccolato sciolto?

E fin qui parliamo di enfasi.
Ma quando si passa alla parolaccia, o all’insulto greve, anche per ogni minima cosa, allora c’è il cortocircuito.
Perchè il linguaggio non riesce più ad esprimere le sue sfaccettature, le sue diverse accezioni.
Perchè la ridondanza (sempre inutile) diventa quasi un obbligo a cui sottomettersi.
Pena l’esclusione dal consesso “civile”?
O per il conformismo dell’anticonformismo?
Non lo so, non ho risposte.

Accipicchia, perdindirindina e perdinci.

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